L’ecosistema fluviale è l’insieme dell’ambiente acquatico del fiume, cioè della sua parte non vivente (acqua, sassi, ecc…) e degli organismi acquatici animali e vegetali che vi abitano (alghe, piante acquatiche, insetti, crostacei, pesci, ecc…).

Poiché dalla sorgente alla foce il fiume spesso muta completamente le sue caratteristiche, esso può essere suddiviso in alcuni “tratti”, cioè in zone che mostrano caratteristiche abbastanza simili dal punto di vista della struttura e degli organismi che le popolano. Nonostante questa suddivisione, tuttavia, i corsi d’acqua costituiscono un “continuo”, dove i tratti di valle (cioè quelli più in basso) sono costantemente influenzati dalle condizioni dei tratti a monte (cioè quelli più in alto)! Per questo è importante che tutte le zone di un fiume siano mantenute naturali, così noi pesci possiamo vivere in salute e spostarci tranquillamente lungo il corso d’acqua, la nostra casa!

Il fiume, quindi, è una “successione di ecosistemi” tra loro interconnessi.

Ecco come cambiano le caratteristiche di un fiume da monte a valle:

Tratto montano: vicino alla sorgente il fiume è ancora di piccole dimensioni e scorre lungo versanti montuosi con grande velocità e acque molto turbolente e fredde, capaci di scavare profonde gole e formare cascate.

Tratto di fondovalle: scendendo verso valle il fiume diventa più largo e profondo e quindi aumenta la sua portata (cioè la quantità di acqua). Il substrato, cioè il materiale che ricopre il fondo, è costituito da ciottoli; le acque sono fresche e ricche di ossigeno; la velocità della corrente diminuisce e con essa la turbolenza.

Tratto di pianura: in pianura il fiume rallenta di molto la sua corsa e si arricchisce delle acque dei suoi affluenti, che ne aumentano di molto la portata. Le acque si riscaldano, l’ossigeno disciolto nell’acqua diminuisce e aumentano le sostanze nutrienti.

Questi tratti sono disposti in successione, con ampie zone con caratteristiche intermedie che le forme di vita possono frequentare liberamente, fino a trovare gli ambienti più adatti alle proprie esigenze: alcune specie di pesci si adattano molto bene a vivere in più zone, mentre altre hanno necessità così particolari da adattarsi e frequentare una sola zona. Per esempio la mia amica trota marmorata è un pesce che vive nel tratto di fiume di fondovalle, che dagli studiosi viene denominato “zona inferiore dei salmonidi”. Questa suddivisione del fiume in tratti in dipendenza delle specie di pesci più adattate agli stessi è chiamata “zonazione ittica” e comprende queste zone:

Zona dei Salmonidi: questa zona è poco ospitale per noi pesci, solo poche specie come la Trota fario e lo Scazzone riescono a vivere nei tratti più alti  mentre più a valle è il regno dei miei amici Trota marmorata e del Temolo. La zona dei Salmonidi è caratterizzata da acqua dolce, limpida e ben ossigenata, corrente molto veloce, con fondo a massi, ciottoli o ghiaia grossolana e scarsa presenza di piante acquatiche.

Zona dei Ciprinidi a deposizione litofila: qui sono tipiche quelle specie appartenenti alla famiglia dei Ciprinidi che depongono uova e spermatozoi sulla ghiaia, come il Barbo comune, il Barbo canino e il Vairone. Questa zona è caratterizzata da acqua dolce discretamente ossigenata, corrente veloce, alternata a zone dove l’acqua rallenta e la profondità è maggiore, fondo con ghiaia fine e sabbia e moderata presenza di piante acquatiche.

Zona dei Ciprinidi a deposizione fitofila: in questa zona la fanno invece da padroni le specie che depongono sulle piante acquatiche, come Tinca, Scardola, Triotto… Il tratto è caratterizzato da acqua dolce frequentemente torbida e solo poco ossigenata, bassa velocità della corrente, fondo fangoso e abbondanza di piante acquatiche.

La VEGETAZIONE DELLE RIVE (RIPARIA) può comprendere una grande varietà di piante, da quelle palustri, alle piante erbacee, agli arbusti e agli alberi, ed è molto importante per l’ecosistema di un corso d’acqua per le numerose funzioni che svolge:

  • FORNISCE ENERGIA. Le foglie, tutto il materiale organico che compone le piante ed anche gli insetti che se ne nutrono, cadendo in acqua entrano nella catena alimentare del fiume.
  • FORNISCE RIFUGIO PER I PESCI, grazie all’ombra prodotta sulla superficie dell’acqua e/o alle radici e rami sommersi.
  • INFLUENZA LA TEMPERATURA DELL’ACQUA. La copertura vegetale delle sponde garantisce l’ombreggiatura del corso d’acqua,impedendo durante il giorno un eccessivo riscaldamento delle acque per effetto dei raggi solari e rallentando il raffreddamento di notte.
  • RENDE PIU’ STABILI LE SPONDE. Previene l’erosione e dunque evita frane e inondazioni; in particolare quest’azione è compiuta dalle radici delle piante.

In un fiume naturale esistono numerosi  ripari utili ai pesci per sottrarsi a condizioni ambientali avverse e/o ai predatori. La loro presenza è fondamentale per la sopravvivenza della fauna ittica. Ciascuna specie ha le sue preferenze in fatto di rifugi: per esempio una piccola pozza laterale di torrente, profonda pochi centimetri è adatta a nascondere solo gli avannotti di trota,mentre una buca profonda e con grandi massi costituisce un ottimo riparo per gli adulti della stessa specie.

Quali tipi di rifugio utilizzabili dai pesci riesci a individuare o immagini siano presenti nel punto in cui ti trovi, osservando il fiume?

  • RIFUGI DALLE PIENE. In caso di portate eccezionalmente elevate, la presenza di rifugi particolarmente resistenti alla corrente (grandi massi) diviene fondamentale perché i pesci non vengano trascinati a valle.
  • RIFUGI PER SOTTRARSI AI PREDATORI. Sono costituiti da tutti gli elementi che riparano i pesci dalla vista dei loro predatori.
  • RIFUGI PER RIPARARSI DA TEMPERATURE TROPPO ALT E O TROPPO BASSE. La vegetazione riparia ha un ruolo fondamentale nell’ombreggiatura dell’alveo; la profondità dell’acqua è un altra caratteristica che modifica la temperatura dell’acqua.
  • RIFUGI NEI CONFRONTI DELLA VELOCITÀ DI CORRENTE. Sono costituiti da tutti gli ostacoli presenti nel letto del fiume.

Se guardi attentamente e con un po’ di pazienza il fondo di un corso d’acqua, oppure raccogli velocemente un sasso dal letto del fiume e lo osservi con attenzione, potrai scorgere dei piccoli animaletti che nuotano, camminano o strisciano. Questi sono vermi, lumachine, planarie e diverse larve di insetto che insieme vanno a formare la fauna macrobentonica, cioè gli animali invertebrati con dimensione superiore a 1 mm che vivono sul fondo del fiume.

Essi sono organismi importanti L’importanza ecologica dei macroinvertebrati dipende essenzialmente dal fatto che essi rappresentano un elemento importantissimo nella catena alimentare, perché costituiscono il principale nutrimento di molte specie di pesci.

I macroinvertebrati comprendono animali con abitudini alimentari anche molto differenti: i raschiatori si cibano delle alghe microscopiche che ricoprono i sassi; i raccoglitori si nutrono filtrando o raccogliendo particelle di sostanza organica; i trituratori sminuzzano i detriti vegetali per ingerirli; infine anche tra i macroinvertebrati esistono i predatori. Ciascuna di queste abitudini alimentari richiede particolari specializzazioni, sia a livello fisico, sia per quanto riguarda la scelta degli habitat.

Come avrai notato hanno forme, dimensioni e comportamento diversi l’uno dall’altro, ma tutti con l’unico problema di resistere alla corrente. Per questo hanno sviluppato le più svariate forme, ognuna efficace: alcuni hanno corpo sottile e uncini per offrire meno resistenza all’acqua ed ancorarsi al substrato (sono così alcune larve degli  Efemerotteri e dei Plecotteri), altri hanno invece involucri che fungono da casetta e zavorra, fatti di sassolini o pezzettini di legno (li fanno alcuni Tricotteri); Ditteri e Simulidi, con l’aiuto di organi adesivi si ancorano ai sassi mentre le planarie strisciano appiattite sul fondo.

I macroinvertebrati hanno una funzione molto importante anche per l’uomo perché sono ottimi bioindicatori: i naturalisti studiano la composizione della loro comunità per determinare lo stato di salute del fiume o torrente dove essi vivono poiché le diverse specie sono sensibili in maniera differente all’inquinamento. Se, analizzando il fondale di un fiume, si trovano soltanto animali molto tolleranti all’inquinamento e risultano assenti quelli appartenenti a gruppi più sensibili, è probabile che il corso d’acqua sia inquinato.

Può sembrare banale, ma per garantire condizioni favorevoli ai pesci, bisogna salvaguardarne gli habitat e le esigenze vitali! Ma spesso l’uomo se ne dimentica…I pesci infatti non stanno bene in corsi d’acqua cementificati, anche se l’acqua è di ottima qualità!

Ma per fortuna nel 2000 l’Unione Europea decise che per valutare lo stato ecologico dei corsi d’acqua, bisogna ascoltare il parere di tutte le comunità viventi (animali e vegetali), ed anche allargare lo sguardo a tutto il corridoio fluviale!

Per i pesci, dotati di una grande mobilità, è essenziale che siano salvaguardate le aree di alimentazione, i rifugi dai predatori, i ripari dalla corrente troppo veloce, le zone di frega (dove riprodursi) e le zone di sopravvivenza (ad esempio buche per i periodi di magra o secca e vie di fuga in caso di piene o inquinamenti). Questi habitat possono essere vicini a quelli quotidiani o anche a notevole distanza, ma devono essere raggiungibili nel momento del bisogno: per questo una delle principali minacce alla conservazione della biodiversità è la frammentazione degli habitat.

Per contrastare tale minaccia è possibile realizzare dei “corridoi ecologici” che, collegando habitat isolati, permettono alle popolazioni animali di spostarsi e aumentare quindi le loro possibilità di sopravvivenza. Il gruppo di vertebrati più numeroso è rappresentato dai pesci, i cui unici corridoi ecologici percorribili sono i fiumi; purtroppo, nell’ultimo secolo queste vie d’acqua hanno subito tra le tante alterazioni anche un’intensa frammentazione a seguito della realizzazione di numerose opere trasversali, contribuendo all’estinzione o al declino di numerose popolazioni ittiche. Per contrastare questa reale minaccia possono essere realizzati alcuni interventi di deframmentazione, complessi e costosi soprattutto sui grandi fiumi, che consistono nei cosiddetti “passaggi artificiali per pesci”.

Ma l’uomo rappresenta una minaccia per la fauna ittica anche distruggendo gli habitat e la diversità ambientale di un ambiente acquatico.

I tanti interventi realizzati, per lo più nel passato, sui corsi d’acqua al fine di governarne le acque, attraverso arginature con andamento rettilineo, cementificazione dei fondali e altre opere realizzate in cemento, hanno profondamente cambiato molti dei nostri fiumi, trasformandoli in canali, tutti molto simili e poco adatti ad ospitare la grande varietà di forme viventi che naturalmente li popolavano.

Anche le rive vengono spesso degradate, attraverso la rimozione della vegetazione riparia, per “pulire” il fiume e fare spazio all’uomo. Ma questa pratica comporta seri danni all’ecosistema fluviale perché interrompe la continuità con l’ambiente di riva, riduce il grado di ombreggiatura, determinando un aumento della temperatura delle acque,rende le sponde meno stabili e consolidate (e che quindi franano molto più facilmente!)e riduce la disponibilità di rifugi per i pesci in alveo, che in un fiume naturale vengono offerti dai rami e tronchi che cadono in acqua.

Un altro grave problema per i nostri fiumi è rappresentato dalle “alterazioni idrauliche“. Molti corsi d’acqua sono interrotti da dighe e opere di captazione delle acque per scopi idroelettrici (per produrre energia elettrica) e irrigui (per dare acqua ai campi coltivati). Le variazioni delle portate (cioè la quantità d’acqua che passa nell’unità di tempo in una sezione del fiume) non sono più influenzate da fattori naturali, quali piogge o scioglimento della neve, ma dalla richiesta di energia elettrica e di coltivazione.

Per fortuna, oggi c’è una legge che obbliga chiunque sfrutti le acque a rilasciarne una certa quantità chiamata Deflusso Minimo Vitale, che dovrebbe garantire il mantenimento delle diverse forme di vita all’interno degli ecosistemi fluviali.

Non dimentichiamoci poi del famoso fenomeno dell’inquinamento, che spesso modifica le caratteristiche dell’acqua al punto da renderla inadatta al consumo da parte degli esseri viventi! Esistono vari tipi di inquinamento di origine umana:

  • inquinamento domestico: quello proveniente dallo scarico delle fogne urbane che raccolgono residui organici, saponi, detersivi e rifiuti di varia natura;
  • inquinamento agricolo: provocato da un intenso e prolungato uso di fertilizzanti, concimi chimici e pesticidi, che finiscono nel sottosuolo o nei fiumi e giungono, attraverso la catena alimentare, fino all’uomo;
  • inquinamento termico: dovuto all’immissione, nei fiumi e nei torrenti, dell’acqua calda usata per raffreddare gli impianti industriali o le centrali termoelettriche;
  • inquinamento industriale: dovuto all’immissione di sostanze chimiche non biodegradabili nelle acque dei fiumi, dei laghi e dei mari.

Da ormai oltre 10 anni, si è per fortuna diffuso il concetto che i corsi d’acqua devono essere RIQUALIFICATI e cioè deve esserne ripristinata la naturalità dell’habitat, riproducendone la diversificazione delle forme e degli elementi naturali che lo compongono, non solo per motivi ecologici ma anche per la sicurezza pubblica.

Infine, non si può tralasciare un’altra problematica che affligge le nostre acque, ben più subdola, la diffusione di specie alloctone “aggressive” che arrivano da corsi d’acqua lontani (esotici) e che vengono introdotte in ambienti dove non erano presenti prima.

I pesci introdotti possono mangiare i pesci locali (predazione) oppure possono consumare tutto il cibo non lasciando più la risorsa alimentare per i pesci locali o possono occupare i loro rifugi, rappresentando una seria minaccia per le specie native.

Ecco una scheda per studiare il fiume osservandolo a fondo e per capire quanto naturale o artificializzato è! Clicca qui per scaricare la scheda!