Ripristino della continuità longitudinale: l’azione C.4

Come la maggior parte delle specie ittiche, le specie target migrano alla ricerca di zone concondizioni che meglio soddisfano le particolari esigenze dei vari stadi del loro ciclo vitale. La necessità di effettuare tali spostamenti nasce fondamentalmente da motivazioni di carattere trofico, legate alla ricerca del cibo, e di carattere riproduttivo, dettate dalla necessità di raggiungere siti idonei alla deposizione delle uova e allo sviluppo degli avannotti. Questi movimenti possono coprire un lasso di tempo differente (giornaliero, stagionale, annuale..) e compiersi nell’ambito del medesimo corso d’acqua oppure coinvolgere bacini idrografici più ampi.

Gli sbarramenti per la derivazione d’acqua e le briglie utilizzate perlimitare la velocità di corrente, quindi, costituiscono spesso ostacoliinvalicabili per i pesci che risalgono un corso d’acqua, per andarea riprodursi o a cercare zone per alimentarsi. Ciò può alterare gravemente il ciclo vitale di una specie ittica, costringendo ad esempioi riproduttori a deporre le uova in tratti non adatti alla schiusa o alla successiva sopravvivenza degli avannotti, vanificando così la riuscita della riproduzione naturale. L’ostacolo può anche determinare l’addensamento di pesci al di sotto di esso,con un aumento della mortalità dovuto in parte allo stress o agli eccessivi sforzi e in parte alla maggiore esposizione a predatori e bracconieri. L’interruzione della percorribilità fluviale si traduce, inoltre, in una riduzione, spesso drastica, dell’area di distribuzione della specie e dellesue capacità di dispersione e, a lungo termine, in una frammentazione delle popolazioni migratrici in subpopolazioni riproduttivamente isolate. L’inevitabile incrocio tra individui consanguinei, e quindi geneticamente simili, e la mancanza diflusso genico tra i gruppi, conseguenti a tale frammentazione, determina infine una perdita di variabilità genetica tale da precludere la naturale evoluzione che assicura la sopravvivenza di una popolazione.

Considerata l’importanza della continuità fluviale, l’Azione C.4 di questo progetto prevede la deframmentazione del tratto di Fiume Toce che scorre dalla sua foce nel Lago Maggiore fino a 45 km a monte della stessa. In questo tratto sussistono 5 ostacoli artificiali invalicabili per l’ittiofauna che il progetto prevededi deframmentare progettando e realizzando i rispettivi passaggi per pesci. Questo intervento interessa anche l’unico sbarramento invalicabile del Torrente San Bernardino, presso il quale era stata costruita una rampa in pietrame, oggi mal funzionante, prevedendo di liberare quindi anche la principale “via d’acqua” della Val Grande nei suoi 8,5 km  di lunghezza.

I siti di intervento corrispondono alle frammentazioni censite negli studi preparatori del progetto, e sono:

  • Toce01 – Briglia del Ponte di Migiandone: la frammentazione si situa 14.375 m a monte della foce. Non sussistono strutture di deframmentazione precedentemente costruite; si prevede pertanto di costruire una rampa in pietrame.
  • Toce02 – Sbarramento di Prata: la frammentazione si situa 25.641 m a monte della foce. Sussiste un passaggio per pesci a bacini successivi reputato non funzionante; si prevede pertanto di modificare la stessa.
  • Toce03 – Briglia del Ponte “Sei arcate”: la frammentazione si situa 33.950 m a monte della foce. Non sussistono strutture di deframmentazione precedentemente costruite; si prevedepertanto di costruireuna rampa in pietrame.
  • Toce04 – Briglia del Ponte Mizzoccola: la frammentazione si situa 37.118 m a monte della foce. Non sussistono strutture di deframmentazione precedentemente costruite; si prevede pertanto di costruire una rampa in pietrame.
  • Toce05 – Diga di diversione del Lago Tana (ENEL): la frammentazione si situa 42.993 m a monte della foce. Non sussistono strutture di deframmentazione precedentemente costruite; si prevede pertanto di costruireun passaggio per pesci a bacini successivi.
  • Bernardino01 – Briglia di Verbania: la frammentazione si situa 1.000 m a monte della foce. Sussiste una rampa in pietrame reputata non funzionante; si prevede pertanto di modificare la stessa.

Le rampe in pietrame sono strutture antropiche caratterizzate da aspetto e fruibilità estremamente naturali: il principio alla base della soluzione realizzativa è quello di affrontare il salto generato dalla discontinuità per mezzo di una rampa di massi disposta “a scala”, con una morfologia del tutto simile a quello di un torrente, ma con un'”entrata” di valle e un “uscita” di monte chiaramente individuabili  e percorribili. Questa tipologia di passaggio per pesci è particolarmente adatta a dislivelli modesti e a fiumi/torrenti di medio-alto corso.

I passaggi per pesci a bacini successivi sono, invece, costituiti essenzialmente da un canale in pendenza, nel quale il dislivello totale è ripartito in bacini successivi delimitati da setti trasversali paragonabili ai gradini di una scala. I setti sono fessurati per consentire il transito dell’ittiofauna. Queste strutture in calcestruzzo consentono di affrontare dislivelli maggiori di quelli bypassati dalle rampe in pietrame, garantendo una maggiore versatilità in relazione alle esigenze della comunità ittica oggetto di tutela.

Ad un passaggio per pesci di questa tipologia è possibile abbinare una cabina di monitoraggio con postazione informatica che consenta di filmare e monitorare in continuo il transito dei pesci (attraverso ad una finestra aperta sul canale di transito degli stessi). Tale monitoraggio è reso possibile da uno specifico software che opera sulla registrazione in continuo, individuando ed archiviando i soli frame nei quali sia stato rilevato movimento. Il progetto IDROLIFE prevede la realizzazione di una cabina di monitoraggio così equipaggiata presso il passaggio per pesci della diga del Lago Tana: i movimenti della fauna ittica attraverso tale discontinuità vengono pertanto monitorati in continuo.